Programmi pirata, tra illegalità e pericoli concreti per l’azienda

L’utilizzo di programmi pirata è molto diffuso tra le piccole e medie imprese. Oltre a violare la legge vi sono seri rischi per la sicurezza informatica. 

Programmi pirata

In Italia il tasso di diffusione dei programmi pirata si aggira intorno al 47%, tra i più alti dell’Europa Occidentale. I principali fruitori dei software contraffatti sono le piccole e medie imprese, che grazie a questo stratagemma cercano di risparmiare nell’acquisto di applicazioni gestionali. Oltre a costituire una palese infrazione della legge, con un danno per il settore di circa 1,5 miliardi di euro all’anno, l’uso di programmi pirata rappresenta un rischio per l’azienda sotto vari punti di vista. In primo luogo si mette in serio pericolo la sicurezza informatica, rendendo l’intero sistema e le banche dati, più vulnerabili a potenziali attacchi di hacker. Molti programmi pirata infatti possono contenere virus, spyware, malware e trojan, cioè veicoli e falle che danno via libera ad intrusioni e furti di dati sensibili.

Come se non bastasse, anche se per pura fortuna non si dovessero verificare violazioni da parte di soggetti esterni, si possono generare danni ai computer e alle periferiche, causati da conflitti e crash di sistema. La maggior parte dei programmi pirata consistono in software craccati, che producono cioè codici di attivazioni e chiavi per aggirare le licenze originali che normalmente vengono fornite acquistandole regolarmente. Il bilancio delle attività professionali e commerciali in cui la Guardia di Finanza ha rilevato irregolarità, si aggira su oltre 1600 ditte nel 2016 e all’incirca altrettante nel 2017.

Ironia della sorte capita di frequente che questi programmi pirata vengano scovati proprio quando le imprese denunciano alle autorità degli episodi furto di dati aziendali. Società del settore cyber security come Symantec e Kaspersky, fotografano una situazione a dir poco allarmante, con una media di 4 milioni di attacchi informatici al giorno. Allargando l’ottica su scala mondiale, il problema raggiunge proporzioni incredibili, con un tasso di più del 60% sul totale dei software installati, con picchi nell’area dell’Asia e del Pacifico.