PA: cosa frena la trasformazione digitale?

L’infrastruttura dati della Pubblica Amministrazione è obsoleta e causa di rallentamenti, il rinnovamento si fa necessario, ma spaventano i costi. E’ il quadro emerso da uno studio (intitolato Data-Driven Transformation in Europe) svolto da Pure Storage, società leader nella data solution, che per celebrare i suoi primi dieci anni di attività ha commissionato una ricerca a livello europeo.

La ricerca, presentata martedì 26 novembre a Milano, si è basata su oltre 450 interviste effettuate a responsabili di ICT (Information and Communications Technology) di Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Italia e Paesi Bassi, e ha l’obiettivo di mostrare lo stato attuale dei progetti di trasformazione digitale delle pubbliche amministrazioni centrali di tutta Europa. Una trasformazione che Pure Storage, fondata nel 2009 a Mountain View, in California, sta cercando di agevolare con la sua tecnologia perseguendo l’obiettivo di “costruire un mondo migliore attraverso i dati” proponendo a pubblico e privato (tra i suoi clienti anche il gruppo Intesa Sanpaolo) soluzioni basate sul cloud e sull’intelligenza artificiale, in miglioramento costante e fruibile attraverso un modello flessibile e implementabile. 

 

Le infrastrutture

Interessanti, quest’ottica i dati presentati a Milano, accompagnati anche dall’esperienza dell’amministrazione di San Benedetto del Tronto, che da un anno si avvale della tecnologia Pure Storage con gli obiettivi di semplificare e velocizzare l’interazione con i cittadini, aumentare l’offerta di servizi online a livello territoriale, diventare un comune paperless e migliorare l’esperienza e la relazione con la cittadinanza. E’ emerso come in Italia l’infrastruttura dati esistente comprometta l’agilità operativa (per il 76% degli intervistati), contribuisca all’aumento dei costi (73%), crei problemi di compliance (73%) e riduca la capacità di rispondere alle aspettative dei cittadini (78%). Solamente il 6% dei responsabili ICT della pubblica amministrazione italiana ritiene adeguata l’attuale infrastruttura dati.

 

L’Italia fanalino di coda

In Italia solo il 44% dei progetti ICT pubblici attuali è ritenuta pienamente in linea con le aspettative e in via di completamento nei tempi e nei budget stabiliti. Si tratta della percentuale più bassa di tutta Europa. Nonostante il riconoscimento del ruolo centrale dei dati come fattore di modernizzazione primario (la pensa così l’87% degli intervistati), le infrastrutture obsolete limitano questi progetti che mirano a dare una risposta alla continua crescita delle aspettative dei cittadini in termini di efficienza e velocità operativa. Per questo il 90% dei responsabili ICT della PA italiana ritiene necessaria un’infrastruttura IT più veloce e flessibile.

 

Velocità e risparmio

Anche perché l’investimento non si tradurrebbe solamente nel velocizzare le pratiche dei cittadini, ma per il 40% degli intervistati sarebbe fondamentale per conseguire risparmi e produrre più valore, migliorando, per oltre la metà dei partecipanti (54%), anche il processo decisionale real-time. L’obbligo di seguire un approccio “cloud first” (29%), le valutazioni da parte del pubblico e le crescenti aspettative dei cittadini (40%), la necessità di una maggior collaborazione e il passaggio verso un’amministrazione “connessa” (42%) spingono verso questa trasformazione. Gli ostacoli maggiori maggiori sono gli investimenti nelle infrastrutture dati (85%), gli investimenti nelle applicazioni (71%), i processi legacy e la mancanza di agilità (85%), assieme alla carenza di esperienze e competenze digitali (83%).

Tecnologia e dati per guardare al futuro

Insomma, “i dati possiedono le potenzialità per consentire la realizzazione dei programmi di trasformazione delle pubbliche amministrazioni centrali”, come ha evidenziato Mauro Bonfanti, Regional Director Italy di Pure Storage. La strada è segnata e non è possibile anche solo pensare ad un futuro diverso. Come ha spiegato Mauro Cecchi, Direttore Servizio Sviluppo Organizzativo e Sistemi Informativi del Comune di San Benedetto del Tronto a margine della presentazione dei dati, “la parte tecnologica ci aiuta a costruire un rapporto migliore e più dinamico con i cittadini. È questo il senso profondo del nostro lavoro, per incidere positivamente su tutto il territorio”.