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Mise, Lazio e Inps sanzionate dal Garante Privacy

Mise, Lazio e Inps sanzionate dal garante privacy

Il Garante per la privacy sanziona il Ministero dello Sviluppo economico, la Regione Lazio e l’Inps per violazioni del GDPR.

Il Garante per la privacy ha sanzionato tre Pubbliche Amministrazioni nell’ultimo periodo. Un dato che deve spingerci a riflettere sula cultura della protezione dei dati.

I motivi delle sanzioni

Il Mise, Ministero dello Sviluppo Economico, è colpevole di non aver nominato il Responsabile della protezione dati entro maggio 2018. Oltre a ciò, sul sito del Ministero sono stati diffusi dati personali di 5000 persone.

Il Garante della Privacy ha dichiarato che “è stata accertata la presenza sul sito del Ministero di una pagina web con un elenco di manager nella quale erano visibili e liberamente scaricabili i dati di più di cinquemila professionisti. Nominativo, codice fiscale, e-mail, curriculum vitae integrale con telefono cellulare e, in alcuni casi, copia del documento di riconoscimento e della tessera sanitaria.”

La sanzione comminata al Mise ammonta a 75.000 euro.

Stessa cifra è toccata alla Regione Lazio. La regione, infatti, non ha nominato RPD la coop commissionata per la gestione delle prenotazioni delle prestazioni sanitarie.

La società ha trattato i dati dei pazienti in modo illecito per un decennio,Mise, Lazio e Inps sanzionate dal garante privacy dal 1999 al 7 gennaio 2019, data in cui la Regione Lazio, in qualità di titolare, ha designato formalmente la Cooperativa responsabile del trattamento, ben oltre l’inizio di piena applicazione del Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali“, continua il Garante nella nota.

Il Garante della privacy ha sanzionato inoltre l’Inps per 300.000 euro. La motivazione? “mancata definizione dei criteri per trattare i dati di determinate categorie di richiedenti il bonus Covid per le partite Iva“.

Per una cultura della data protection

Il fatto che il Garante sanzioni è estremamente importante soprattutto in un Paese come il nostro dove l’adeguamento alla norma avviene prevalentemente per il timore della sanzione più che per senso civico“, commenta Manuel Salvi, RPD. “Quotidianamente mi imbatto in organizzazioni pubbliche e private, che piegano i dettami del GDPR affinché pratiche lesive della privacy possano essere in un qualche modo comunque giustificate.

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